L’osteoartrite è uno dei principali fattori responsabili del dolore al ginocchio persistente nelle donne sopra i cinquanta anni, insieme a un elevato indice di massa corporea (BMI) e lesioni all’articolazione. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatism condotto dai ricercatori guidati da Nigel Arden dell’Università di Oxford.
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Maggiore accesso ai farmaci biologici e coinvolgimento delle associazioni civiche. Soddisfacente l’incontro sull’artride reumatoide a Palermo tra Cittadinanzattiva e Assessorato regionale alla sanità
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Come trovare la miglior terapia per ogni singolo paziente. Non solo per garantire al malato reumatico il trattamento a lui più adatto, che tenga conto delle variabilità individuali, e identificarlo in tempi rapidi, ma anche per razionalizzare l'uso dei farmaci biologici. In modo da assicurare che vengano utilizzati solo nei casi in cui il paziente ne possa realmente trarre vantaggio, con benefici anche sul controllo della spesa sanitaria.
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La realtà delle malattie reumatiche dal punto di vista del paziente: è quella che emerge dai risultati dello studio osservazionale RAPSODIA (La Qualità di Vita e i bisogni dei pazienti con Artrite Reumatoide, Artrite Psoriasica e SpOnDIlite Anchilosante) che, per la prima volta in Italia e nel mondo, presenta dati validati clinicamente sulla Qualità di Vita dei pazienti reumatici. Nella ricerca sono stati coinvolti 743 pazienti, arruolati in 16 Centri di Reumatologia distribuiti sull’intero territorio nazionale.
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“Per aver rivoluzionato la nostra comprensione del sistema immunitario scoprendo i principi chiave della sua attivazione”. Questa la motivazione che ha portato Bruce A. Beutler, Jules A. Hoffmann e Ralph M. Steinman a essere insigniti del Nobel per la Medicina 2011 (l'ultimo di loro è deceduto pochi giorni prima di vedersi riconoscere il prestigioso titolo). La scelta di Stoccolma quest'anno premia così la ricerca nel campo dell'immunologia; disciplina necessaria per far luce sui meccanismi molecolari e cellulari coinvolti nell'infiammazione, e quindi nelle patologie autoimmunitarie, tra cui alcune delle malattie reumatiche.
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Rinunciare alla maternità, alla sessualità, svegliarsi con rigidità e funzionalità compromessa, convivere con il dolore cronico. Già a 35 anni. Sono le principali sensazioni fisiche che sperimentano quotidianamente in Italia 350 mila persone con artrite reumatoide, di cui il 75% donne fra i 35 e i 50 anni, con un rapporto di 5:2 rispetto all’uomo. Lo rivela una indagine su 719 pazienti distribuiti equamente sul territorio, svolta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da), in collaborazione con Anmar (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e con il contributo di Mundipharma, proprio in occasione della recente giornata Mondiale che si è tenuta il 12 ottobre.
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Sono oltre 5 milioni e chiedono solo le migliori cure possibili. Non sfilano in corteo. Non si arrampicano sui tetti. Non alzano striscioni in aria. Anche volendo non potrebbero farlo. Sono i malati reumatici italiani, condannati a una vita di dolore e invalidità perché non sempre hanno accesso alle migliori cure possibili. A differenza dei malati reumatici del resto d’Europa. E, come se non bastasse, persino nel nostro Paese ci sono politiche sanitarie così differenti da trasformare la cura della malattia in una lotteria tra chi ha avuto la fortuna di nascere nella regione giusta e chi no. La denuncia viene da Gabriella Voltan presidente dell’Associazione Nazionale dei Malati Reumatici (ANMAR) che in occasione della Giornata Mondiale del Malato Reumatico, il 12 ottobre, chiede l’aiuto della Società civile affinché nel nostro Paese i malati possano contare, tutti, sulle migliori cure possibili.
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