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Una passeggiata di poco più di un chilometro, due volte al giorno, tre giorni a settimana. Una buona pratica che, se sommata all'assunzione di glucosamina solfato, è in grado di ridurre i sintomi dell'osteoartrite: lo sostengono i ricercatori dell'Università di Queensland, in Australia, in uno studio appena pubblicato su Arhritis Research and Therapy.
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Un’analisi del sangue per quantificare il rischio di sviluppare l’artrite reumatoide nell’arco di pochi anni. Potrebbe essere questo il principale sviluppo di uno studio condotto dai ricercatori dell’Ospedale universitario di Umea, in Svezia, e in corso di pubblicazione su Arthritis&Rheumatism, giornale dell’American College of Rheumatology.
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Quello dell’artrite reumatoide è un dolore che toglie il sonno. Letteralmente, come hanno dimostrato i ricercatori della Divisione di Reumatologia e Centro di terapia del dolore del Brigham and Women’s Hospital, insieme ai colleghi della Scuola di medicina dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti.
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Ocrelizumab, un anticorpo umanizzato che colpisce in modo selettivo i CD20, le proteine di membrana dei linfociti B, ha dimostrato di essere efficace nel migliorare i segni e i sintomi dell’artrite reumatoide in pazienti con una risposta inadeguata al metotressato.
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L’aterosclerosi può contribuire alla comparsa o alla progressione dell’osteoartrite: è questa la conclusione di uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Reumatologia dell’Ospedale universitario di Reykjavik, in Islanda, pubblicato sugli Annali of Rheumatic Diseases, la rivista ufficiale dell’Eular (Lega europea contro le malattie reumatiche).
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