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La terapia dell’Artrite Reumatoide

Lorenzo Altomonte
Direttore U.O.C. di Reumatologia
Ospedale S. Eugenio – Roma

L’Artrite Reumatoide è una malattia cronica altamente invalidante. Per questo la possibilità di
cambiarne il decorso e prevenirne o ritardarne l’evoluzione è strettamente legata ad una diagnosi precoce.
Solo in questo modo è possibile impostare una terapia adeguata fin dalle prime fasi.Affinché ciò sia realizzabile devono essere coinvolti i medici di medicina generale e gli specialistiper la condivisione di un definito percorso diagnostico-terapeutico.

I farmaci utilizzati in prima istanza nel trattamento della malattia sono gli antinfiammatori ed icosiddetti “farmaci di fondo” (DMARDs, Disease Modifying Anti-Reumatic Drugs). Da alcuni anni,tuttavia, l’ingresso di una nuova classe di farmaci – detti “farmaci biologici” – ha fortementemodificato l’andamento della malattia per la quale si può oggi parlare di remissione clinica.La peculiarità di questi farmaci è quella di bloccare l’azione di una proteina, il “Fattore di NecrosiTumorale” (o TNF) che nell’organismo sano ha la funzione di attivare le normali risposteinfiammatorie, mentre nel paziente con artrite reumatoide, essendo prodotta in eccesso, scatenaquell’infiammazione abnorme che caratterizza la malattia.Tra gli anti TNF si distinguono gli anticorpi monoclonali (infliximab e adalimubab) ed etanercept,l’unico recettore solubile per il TNF che, in particolare, ha dimostrato negli oltre 14 anni diesperienza clinica di essere ben tollerato e sicuro.

È inoltre l’unico biologico ad avere anchel’indicazione per l’artrite idiopatica giovanile. Sono oltre 400.000 i pazienti trattati in tutto il mondocon questo farmaco per un totale di 1 milione di anni-paziente.L’efficacia di queste cure – che sono numerose e vanno scelte con grande attenzione, ancheriguardo al modo di somministrazione – è molto elevata ma dipende in larga misura dallatempestività con la quale vengono impiegati. Infatti, con diagnosi e terapie precoci è possibileottenere:

· nel 50-60% dei casi la remissione della malattia con scomparsa dei dolori e riduzione deldanno, con una buona qualità di vita;

· nel restante 40% si può registrare un sensibile rallentamento dell’evoluzione della malattia,una notevole riduzione sia della sintomatologia dolorosa sia del realizzarsi dei danniinvalidanti.

La condizione per avere questi risultati è che:

· la diagnosi di artrite reumatoide sia effettuata entro 12 settimane dalla comparsa dei primisintomi

· le cure siano avviate entro 16 settimane e non oltre sei mesi dall’esordi della malattia.

Tradotto in termini pratici questo vuol dire che l’approccio all’artrite reumatoide sta cambiando daun criterio di gradualità ad un criterio di tempestività dell’intervento. Insomma, è stata invertita lasequenza degli interventi, ponendo come obiettivo prioritario il blocco precoce della malattia, primache questa abbia determinato danni irreparabili. Per raggiungere tale obiettivo è evidentementenecessario essere in grado di formulare una diagnosi certa fin dall’esordio della malattia e disporredi farmaci capaci di bloccare la stessa. Oggi tutto ciò è possibile grazie all’affinarsi delle tecnichediagnostiche e nel momento in cui disponiamo di farmaci biologici che agiscono sui meccanismiche determinano la progressione della malattia.

Insomma, per molti anni il reumatologo ha seguito uno schema di intervento modulare cheprevedeva l’uso dapprima di farmaci tradizionali, ma anche di limitata efficacia, e quindi, in caso diun loro fallimento, l’avvio di una terapia con prodotti più efficaci. Così facendo si lasciava ilpaziente esposto ad una maggiore probabilità di evoluzione della malattia con acquisizione deidanni strutturali che, una volta instaurati, sono irreversibili.Oggi invece si preferisce sin dagli inizi un approccio più aggressivo soprattutto quando ci sono isegni di una rapida progressione della malattia con i valori degli esami “VES” e “proteina Creattiva”elevati.La gestione dei farmaci biologiciUna scelta di questo tipo è certamente ottimale per quanto concerne la possibilità di raggiungereun buon risultato terapeutico. Una corretta ed appropriata gestione del paziente in terapia confarmaci biologici, inoltre, non può prescindere dalla realizzazione di una assistenza reumatologicabasata su una rete integrata che, a partire dal medico di medicina generale, coinvolge lospecialista territoriale e le strutture di assistenza ospedaliera.