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Anche alle malattie reumatiche il Nobel 2011

“Per aver rivoluzionato la nostra comprensione del sistema immunitario scoprendo i principi chiave della sua attivazione”. Questa la motivazione che ha portato Bruce A. Beutler, Jules A. Hoffmann e Ralph M. Steinman a essere insigniti del Nobel per la Medicina 2011 (l’ultimo di loro è deceduto pochi giorni prima di vedersi riconoscere il prestigioso titolo). La scelta di Stoccolma quest’anno premia così la ricerca nel campo dell’immunologia; disciplina necessaria per far luce sui meccanismi molecolari e cellulari coinvolti nell’infiammazione, e quindi nelle patologie autoimmunitarie, tra cui alcune delle malattie reumatiche.

Scendendo nel particolare, il riconoscimento a Steinman è andato  “per la scoperta delle cellule dendritiche e il loro ruolo nell’immunità acquisita”. Si tratta di strumenti a disposizione del nostro sistema di difesa, presenti nell’intestino, nelle vie respiratorie e nella pelle, dove funzionano come delle sentinelle. Si trovano infatti nelle zone più esposte dell’organismo, quelle cioè in cui è più probabile entrare in contatto con possibili antigeni (sostanze percepite come estranee al corpo). Questi a loro volta possono attivare le cellule dendritiche e indurre i linfociti a montare una  risposta immunitaria.

L’altra metà del premio invece è andata a  Bruce A. Beutler, Jules A. Hoffmann “per le loro scoperte riguardo l’attivazione dell’immunità innata”. In particolare i due ricercatori hanno individuato i recettori di tipo Toll, molecole coinvolte nei meccanismi primari di difesa contro i microorganismi.

Scoperte che hanno permesso nel complesso di chiarire i meccanismi non solo coinvolti nelle normali risposte dell’organismo verso gli agenti estranei (non self), e quindi da eliminare, ma anche nelle reazioni autoimmunitarie; quelle cioè in cui il nostro sistema di difesa si sbaglia e scatena i propri attacchi verso i componenti propri (self) del corpo, come accade per esempio nel lupus e nell’artrite reumatoide. Gli studi dei ricercatori infatti sono serviti e serviranno ancora in futuro per lo sviluppo di farmaci che aiutino a controllare queste alterate risposte autoimmunitarie.