Numero Verde 800 910 625

Cosa facciamo

News & Docs

Chi siamo

Nuove tecniche di imaging per diagnosticare l’osteoartrite

Da esame complementare, la Risonanza magnetica per immagini (MRI) potrebbe invece diventare un test di elezione per diagnosticare l’osteoartrite, identificando la malattia già agli stadi iniziali e a livello microscopico, intervenendo precocemente con i trattamenti, prima che la patologia diventi troppo aggressiva e che le cartilagini siano eccessivamente danneggiate.

A sostenerlo è uno studio condotto dai ricercatori del NYU Langone Medical Center guidati da Laith M. Jazrawi e pubblicato sul Journal of The American Academy of Orthopaedic Surgeons, che ha preso in considerazione gli ultimi sviluppi nel campo della diagnostica per immagini.

Fino a oggi l’uso della risonanza magnetica per immagini in reumatologia si è limitato principalmente ad analizzare lo stato di degenerazione delle cartilagini in pazienti con dolori alle articolazioni o con artrite conclamata. Lo sviluppo di alcune tecniche di imaging basate sulla composizione biochimica dei tessuti – come la T2 (che studia le relazioni tra acqua e le molecole di collagene), la MRI al sodio, e la dGEMRIC (un tipo di risonanza basata sulla rivelazione dei glicosamminoglicani) – permetteranno invece di indagare i cambiamenti microscopici che occorrono precocemente nelle cartilagini articolari.

“La tecnologia dell’imaging oggi è abbastanza sensibile e potente da rivelare cambiamenti impercettibili nell’intricato bilancio di acqua, condrociti, fibre di collagene e proteine che costituiscono le nostre cartilagini articolari, e che noi ora sappiamo essere indicatori di future osteoartriti” spiega Laith M. Jazrawi. “Identificare precocemente la patologia – continua Jazrawi – permetterebbe di intervenire prima e potenzialmente di modificarne la gestione, passando dalla ricostruzione delle articolazioni alla loro conservazione”.

Riferimenti: Journal of The American Academy of Orthopaedic Surgeons, Vol. 19, No. 7, July 2011, 420-429